DISCIPLINATHA

DISCIPLINATHA
Be disciplined!

giovedì 4 luglio 2024

1 Vol. di Barzellette - Ridi con me - 9 Minuti di risate #barzellette #b...

Georges Simenon - All'Insegna di Terranova - 4 CAP - Voce Naturale - Il commissario Maigret

 

CAPITOLO QUARTO: «QUI SEMBRANO TUTTI ARRABBIATI» 

«Confesso» disse il commissario di polizia di Fécamp mentre temperava una matita blu «che non mi faccio più molte illusioni. È così raro venire a capo di queste storie di marinai! Ma che dico? Provi anche solo a cercar di capire come si è svolta una volgare rissa, di quelle che scoppiano quotidianamente al porto. Quando i miei uomini arrivano, se le stanno dando di santa ragione, ma appena vedono un'uniforme si alleano subito contro di noi! Provi a interrogarli! Mentono tutti, si contraddicono! Sono così bravi a cambiare le carte in tavola che uno finisce col lasciar perdere...». Quella sera erano in quattro a fumare nell'ufficio, e l'aria era già irrespirabile. Il commissario della Squadra mobile di Le Havre, ufficialmente incaricato di dirigere l'inchiesta, era accompagnato da un giovane ispettore. Maigret invece si trovava lì a titolo personale. Seduto in un angolo, accanto a un tavolo, non aveva ancora detto una parola. «Eppure mi sembra chiaro!» azzardò l'ispettore, cercando l'approvazione del suo capo. «Il movente del delitto non era il furto, quindi si tratta di una vendetta. Nel corso del viaggio, con chi si è mostrato più duro il capitano Fallut?...»

martedì 25 giugno 2024

Georges Simenon - I sotterranei del Majestic - Libro Completo - Maigret


Il caffè sul fornello della cucina era caldo, troppo caldo. Lo bevve senza nemmeno sedersi. Poi, con l’aria di chi ogni giorno, alla stessa ora, ripete gli stessi gesti, si avvolse attorno al collo una sciarpa di maglia, indossò il cappotto e si mise in testa il berretto.

Infine spinse fuori la bicicletta che teneva nel corridoio.

Sulla porta fu investito, come sempre a quell’ora del mattino, da una folata d’aria fredda e umida. Sebbene non avesse piovuto, in certi punti la strada era bagnata; ma chi stava dormendo dietro le persiane chiuse probabilmente avrebbe conosciuto soltanto una tiepida giornata di sole.

La strada fiancheggiata da piccole case con giardinetto scendeva ripida. Ogni tanto fra due alberi si intravedevano, come in fondo a una voragine, le luci di Parigi.

Non era più notte, ma ancora non faceva giorno. L’aria si tingeva di malva, e qua e là si accendeva la luce di qualche finestra. Prosper Donge frenò prima di arrivare al passaggio a livello che aveva la sbarra abbassata e la aggirò infilando i cancelletti laterali.

Dopo il ponte di Saint-Cloud svoltò a sinistra. Un rimorchiatore con il suo seguito di chiatte fischiava rabbiosamente per chiedere la chiusa.

Il Bois de Boulogne. I laghetti che riflettevano il pallore del cielo e i cigni che si stavano appena svegliando...

Arrivato alla Porte Dauphine, Donge ebbe l’impressione che il terreno diventasse più duro sotto le ruote. Fece ancora qualche metro, poi saltò a terra e vide che la gomma posteriore era bucata.

Guardò l’orologio: erano le sei meno dieci. Si mise a camminare spedito spingendo la bicicletta. Dalle labbra gli usciva una nuvoletta di vapore, mentre il calore dello sforzo gli bruciava il petto.

Avenue Foch... Persiane chiuse in tutti i palazzi... Solo un alto ufficiale a cavallo seguito dall’attendente trottava lungo la pista...

Un chiarore dietro l’Arc de Triomphe... L’uomo affrettò il passo, tutto accaldato...

All’angolo degli Champs-Élysées, vicino all’edicola, un vigile con la mantellina s’informò:

«Ha bucato?».



mercoledì 19 giugno 2024

Georges Simenon - I sotterrani del Majestic- 1 CAP - Voce Naturale

 

La gomma di Prosper Donge Il rumore secco di una portiera. Un’altra giornata aveva inizio. Il motore in folle. Forse Charlotte stringeva la mano al tassista. Poi l’auto si allontanò. Dei passi, la chiave che entrava nella serratura, lo scatto di un interruttore. Lo schiocco di un fiammifero in cucina e il leggero sibilo del fornello a gas che si accendeva. Con la lentezza di chi ha passato la notte in piedi, Charlotte salì le scale troppo nuove, entrò piano piano in camera e girò un altro interruttore. Si accese una lampada schermata da un fazzoletto rosa con una ghianda di legno a ciascun angolo. Prosper Donge teneva gli occhi chiusi. Charlotte si svestì guardandosi nella specchiera dell’armadio. Quando si liberò della giarrettiera e del reggiseno ebbe un sospiro di sollievo. Era grassa e rosea come un Rubens, ma aveva la mania di strizzarsi più che poteva, e, una volta nuda, doveva strofinarsi la pelle per far sparire i segni. Aveva un suo modo irritante di infilarsi nel letto salendovi sopra prima in ginocchio, così che la rete s’inclinava tutta da un lato. «Tocca a te, Prosper!». Non appena lui si alzava, Charlotte si rannicchiava al suo posto ancora caldo, si tirava le coperte fin sopra gli occhi e non si muoveva più.

lunedì 17 giugno 2024

Georges Simenon - Liberty Bar - Libro Completo - Maigret

La prima sensazione fu di essere in vacanza.

Quando Maigret scese dal treno, la stazione di Antibes era inondata per metà da un sole così luminoso che la folla in movimento sembrava fatta di ombre.

Ombre munite di cappello di paglia, pantaloni bianchi e racchetta da tennis. C'era nell'aria come un ronzio confuso. Il marciapiede era fiancheggiato da palme e cactus, e al di là della lampisteria si scorgeva un lembo di mare azzurro.

Subito un uomo gli si fece incontro:

«Il commissario Maigret, immagino... L'ho riconosciuta perché ho visto la sua foto sul giornale...

Ispettore Boutigues...».

Boutigues! Un nome che sembrava uno scherzo!

L'ispettore si era già impadronito delle valigie di Maigret e lo guidava verso il sottopassaggio. Indossava un abito grigio perla con un garofano rosso all'occhiello e scarpe con le ghette.

«È la prima volta che viene ad Antibes?».

Asciugandosi il sudore, Maigret si sforzava di tener dietro al suo cicerone, che sgusciava fra la gente passando davanti a tutti. Finalmente si trovò di fronte a una carrozza con il mantice di tela color crema e una frangia adorna di pallini che oscillavano tutt'intorno.

Un'altra sensazione dimenticata: il cigolio delle molle compresse, il colpo di frusta del vetturino, il rumore sordo degli zoccoli sull'asfalto molle...

«Prima di tutto, andiamo a bere qualcosa... Non dica di no... Senta, ci porti al Café Glacier...».

Era lì a due passi. Intanto l'ispettore cominciò a spiegare:

«Place Macé... Il centro di Antibes...».

La piazza era proprio graziosa, con un giardinetto al centro e delle tende da sole color crema o arancione a tutte le finestre. Boutigues costrinse il commissario a sedersi a un tavolino all'aperto e a bere un pernod.