Riddle: Hint, Call for the dead....

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DISCIPLINATHA

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mercoledì 19 marzo 2025

Due giorni per Maigret - Libro composto da quattro racconti.


Libro composto da quattro racconti...! Due giorni per Maigret, Stan l'Assassino, Tempesta sulla Manica e L'amico della signora Berthe.

Un brontolio indistinto, al telefono, fu la causa di tutto, e comunque della partecipazione di Maigret a quest'avventura sconcertante.

Egli non apparteneva già quasi più alla Polizia Giudiziaria. Ancora due giorni e si sarebbe messo ufficialmente in pensione. Quei due giorni contava di passarli, come i giorni precedenti, a mettere in ordine i suoi archivi e a toglierne le sue carte personali e le sue note. Erano trent'anni che viveva al Quai des Orfèvres, dove gli angoli più lontani gli erano più familiari di quelli del suo appartamento. Non aveva mai pensato con impazienza alla pensione. E ora, a quarantotto ore dalla libertà, si trovava l'anima di un soldato di seconda classe, contava le ore, evocava incessantemente la casa sulla riva della Loira che lo aspettava e dove la signora Maigret preparava tutto per il suo arrivo.

Per lavorare in pace, aveva passato la notte nel suo ufficio, che adesso era tutto azzurro per lo spesso fumo della sua pipa. Il giorno appena iniziato gli mostrava la pioggia sui marciapiedi dove i lampioni erano ancora illuminati e questa atmosfera gli ricordava molti interrogatori che, cominciati al principio del pomeriggio, si erano conclusi, in quell'ufficio, all'alba, con la confessione di un colpevole estenuato mentre chi interrogava non era meno spossato di chi subiva il martellante interrogatorio.

Si udì la suoneria del telefono nell'ufficio vicino. Da principio Maigret non vi pose attenzione, poi alzò la testa, si ricordò che l'ispettore di guardia era passato qualche istante prima per dirgli che andava a bere un caffè caldo. Il grande caseggiato era deserto, con le sue lampade, i suoi corridoi vuoti. Maigret entrò nell'ufficio dove suonava il telefono, staccò l'apparecchio, disse:

«Pronto!» E una voce d'uomo pronunciò dall'altra parte del filo:

«Sei tu?» Perché invece di rispondere no, o di chiedere i particolari, si contentò di un brontolio indistinto?

«Qui Pierre… Ci avvisano a Police Secours di un delitto misterioso commesso poco fa all'Hotel de l'Etoile du Nord?… Ci vai?» Maigret brontolò ancora, riattaccò, si guardò intorno, imbarazzato. Sapeva come andavano quelle cose. L'ispettore di turno aveva un amico, Pierre, alla centrale di Police-Secours. E quell'amico era contento di passargli una buona informazione. Ancora due giorni…

Maigret riempì la pipa, tornò nel suo ufficio, non ebbe il coraggio di rituffarsi nel suo mucchio di carte e un momento dopo mise la bombetta, indossò il suo pesante cappotto dal bavero di velluto, scese le scale con una spallucciata.



domenica 9 febbraio 2025

Gli scrupoli di Maigret #audiolibro


Succederà un paio di volte in un anno, al Quai des Orfèvres, e può durare talmente poco che non c’è il tempo di accorgersene: dopo un periodo frenetico durante il quale i casi si susseguono senza tregua, magari tre o quattro tutti insieme – al punto che gli uomini si ammazzano di lavoro e gli ispettori, a forza di notti in bianco, hanno gli occhi rossi e mettono su un’aria stralunata –, all’improvviso calma piatta, il vuoto si direbbe, a stento inframmezzato da rare telefonate senza importanza.


  Era andata così il giorno prima, un lunedì, giorno più fiacco degli altri, è vero, e alle undici del martedì l’atmosfera era ancora la stessa. Già tanto se, nell’immenso corridoio, si aggiravano come pesci fuor d’acqua due o tre informatori dall’aspetto malmesso che venivano a fare la loro soffiata. Nell’ufficio degli ispettori erano tutti alle loro scrivanie, tranne quelli con l’influenza.


  Mentre di solito, per le urgenze, Maigret era a corto di effettivi e doveva fare i salti mortali per trovare abbastanza uomini da assegnare a un caso, quel giorno avrebbe potuto disporre della sua squadra quasi al completo.


  Ma si respirava la stessa aria un po’ dappertutto, a Parigi. Era il 10 gennaio. Passate le feste, la gente viveva al minimo e smaltiva vaghi postumi di sbronza, con la prospettiva a breve dell’affitto e delle tasse da pagare.


  Il cielo, intonato agli spiriti e agli umori, era di un grigio neutro, più o meno lo stesso del selciato. Faceva freddo, ma l’atmosfera non era abbastanza pittoresca perché ne parlassero i giornali. Era un freddo fastidioso e basta, di cui ci si accorgeva solo dopo aver camminato in strada per un po’.


  Negli uffici i caloriferi erano bollenti, il che metteva ancora più in risalto la pesantezza dell’aria, e ogni tanto si udivano dei gorgoglii nei tubi, rumori misteriosi provenienti dal locale caldaie.


  Come scolari in classe dopo un esame, tutti erano intenti a sbrigare quei lavoretti ingrati che si preferisce di solito rinviare, e scoprivano nei cassetti incartamenti polverosi, statistiche da aggiornare e altri tediosi compiti amministrativi.


  La bella gente di cui parlano i rotocalchi era quasi tutta in Costa Azzurra o nelle stazioni di sport invernali.


  Se Maigret avesse avuto ancora la sua stufa a carbone, quella che gli avevano permesso di tenere a lungo anche dopo l’installazione del riscaldamento centrale, ma che alla fine era stata tolta, avrebbe potuto di tanto in tanto fare una pausa per ricaricarla e attizzarla, lasciando cadere una pioggia di faville infuocate.


  Non era di cattivo umore, ma nemmeno proprio in forma, e per un attimo, sull’autobus che lo portava al Quai da boulevard Richard-Lenoir, si era chiesto se non stesse covando l’influenza.


domenica 2 febbraio 2025

Maigret e il signor charles + Maigret Lognon e i Gangster + Due giorni p...


Maigret e il Signor Charles

Maigret giocava nel raggio di sole tiepido di marzo. Non giocava con i cubi, come quando era bambino, ma con due pipe.
Ce n’erano sempre cinque o sei sul suo tavolo e ogni volta che ne riempiva una la sceglieva con cura secondo il suo umore. Lo sguardo era vago, le spalle tozze. Aveva appena preso un’importante decisione, circa la sua carriera. Non rimpiangeva nulla, ma sentiva una certa malinconia.
Macchinalmente, con la più grande serietà, sistemava le pipe sulla carta assorbente in modo da tracciare delle figure più o meno geometriche, o simili a qualche animale. Sul tavolo, alla sua destra, stava ammucchiata la posta del mattino ancora inevasa.
Arrivando alla Polizia Giudiziaria, un po’ prima delle nove, aveva trovato una convocazione del questore, il che accadeva raramente, e vi si recò chiedendosi che cosa desiderasse.
Il questore l’aveva ricevuto subito, cordiale e sorridente.
«Non indovina perché ho voluto vederla?»
«Le confesso di no.»
«Si sieda. Accenda la sua pipa.»
Il questore era giovane, sulla quarantina, e proveniva dalle scuole superiori. Era elegante, forse un po’ troppo.
«Lei non ignora che il direttore della Polizia Giudiziaria va in pensione il mese prossimo dopo essere rimasto dodici anni al suo posto... Ho discusso ieri della sua successione col ministro dell’interno e siamo d’accordo nell’offrirle questa nuova responsabilità...»
Il questore si aspettava certamente un’espressione di gioia sul viso del suo interlocutore.
Maigret, al contrario, era diventato cupo.
«É un ordine?» Aveva domandato quasi borbottando.
«No, naturalmente. Ma deve rendersi conto che è una promozione importante, la più importante che un funzionario della Polizia Giudiziaria possa sperare...»
«Lo so, ma preferirei rimanere a capo della brigata criminale. La prego di non fraintendere la mia risposta. Sono quarantanni che faccio parte della polizia attiva. Sarebbe penoso per me passare le giornate in un ufficio, a studiare pratiche e a occuparmi di questioni più o meno amministrative.» Il questore non nascondeva la sua sorpresa.
«Non crede che dovrebbe riservarsi un po’ di tempo per riflettere e darmi la sua risposta tra qualche giorno? Forse potrebbe consultare la signora Maigret.»
«Mi capirebbe.».....

martedì 7 gennaio 2025

Il cavallante della Providence - Maigret - Georges Simenon - Libro Completo

CAPITOLO PRIMO: LA CHIUSA 14 


La ricostruzione pur minuziosa dei fatti non chiariva nulla, se non che la scoperta dei due cavallanti di Dizy era a dir poco inverosimile.

Quella domenica era il quattro aprile , alle tre del pomeriggio aveva cominciato a cadere una pioggia torrenziale.

Nel porto a monte della chiusa quattordici, che collega la Marna al canale laterale, c'erano in quel momento due chiatte a motore dirette a valle, un battello in fase di scarico e una draga.

Poco prima delle sette, quando ormai calava il crepuscolo, era arrivato un battello-cisterna, l'Eco Terza, che ora si trovava nel bacino.

Il guardiano, che aveva dei parenti in visita e avrebbe preferito starsene tranquillo, aveva fatto segno di no a una chiatta che stava sopraggiungendo lentamente, trainata da due cavalli.

Poi l'uomo era rientrato in casa, seguito poco dopo dal cavallante, che era una sua vecchia conoscenza.

«Posso passare? Il padrone vorrebbe essere a Juvigny prima di domani sera...».

«Fa' pure, se vuoi. Però le porte devi manovrarle da te...».

La pioggia cadeva sempre più fitta. Dalla finestra il guardiano vide la figura tarchiata del cavallante che si spostava pesantemente da una porta all'altra, faceva avanzare le sue bestie, poi assicurava i cavi alle bitte.

A poco a poco la chiatta si sollevò al di sopra dei muri. Alla barra non c'era il padrone, ma sua moglie, una donna grande e grossa nativa di Bruxelles, con i capelli di un biondo chiassoso e la voce acuta.

Alle sette e venti La Providence era ferma dietro l'Eco Terza, proprio di fronte al Café de la Marine. I cavalli risalirono a bordo, e il cavallante si incamminò col padrone verso il caffè, dove c'erano altri battellieri e due piloti di Dizy.

Alle otto, quando ormai era buio pesto, un rimorchiatore condusse a valle delle porte i quattro battelli che aveva al traino.

Questo fece aumentare il numero degli avventori nel caffè. I tavoli occupati salirono a sei, e le voci rimbalzavano dall'uno all'altro. Chi entrava sbatteva gli stivali infangati, lasciandosi dietro rivoli d'acqua.

Nel locale adiacente, illuminato da una lampada a petrolio, le donne facevano la spesa.

L'aria era irrespirabile, e tutti parlavano di un incidente avvenuto alla chiusa 8 e dei ritardi che avrebbero potuto subire i battelli che stavano risalendo il canale.

Alle nove la padrona della Proudence venne a chiamare suo marito e il cavallante, che salutarono la compagnia e se ne andarono.

Alle dieci a bordo della maggior parte dei battelli le luci erano spente. Il guardiano accompagnò i parenti fino allo stradone di Épernay, che passa sopra il canale a due chilometri dalla chiusa.

Non notò nulla di insolito. Al ritorno, passando davanti al caffè, guardò dentro e un pilota lo chiamò:

«Vieni a bere un goccio! Sei bagnato fradicio...».

Il guardiano prese un rum, senza sedersi. Due cavallanti che si erano scolati un bel po' di vino rosso si alzarono con gli occhi lucidi e si diressero verso la stalla attigua al caffè, dove si coricarono sulla paglia, vicino ai loro cavalli.

Non erano del tutto ubriachi, ma avevano bevuto quanto bastava per dormire come dei macigni.


sabato 31 agosto 2024

Maigret e il fantasma - Maigret - Georges Simenon - Libro Completo

Era passata da poco l’una del mattino quando il commissario Maigret spense la luce nel suo ufficio e con gli occhi gonfi di stanchezza aprì la porta della stanza degli ispettori, dove erano rimasti in servizio il giovane Lapointe e Bonfils.
«Buonanotte, ragazzi» borbottò.
Le donne delle pulizie stavano spazzando l’ampio corridoio, e lui rivolse loro un cenno di saluto. Nell’edificio c’era una gran corrente d’aria, come sempre a quell’ora, e le scale, che scese in compagnia di Janvier, erano umide e gelide.
Era metà novembre. Aveva piovuto tutto il giorno e prima di attraversare il cortile Maigret, che dalle otto del mattino non si era mai mosso dall’ambiente surriscaldato del suo ufficio, si rialzò il bavero del cappotto.
«Dove vuoi che ti lasci?».
Avevano chiamato un taxi per telefono, e davanti all’entrata del Quai des Orfèvres trovarono ad attenderli una vettura.
«A una qualsiasi stazione del métro, capo».
Pioveva a dirotto e l’acqua rimbalzava sul selciato. Giunti in place du Châtelet, l’ispettore scese dalla macchina.
«Buonanotte, capo».
«Buonanotte, Janvier».
Ne avevano vissuti centinaia, insieme, di momenti come quelli, e ogni volta provavano un senso di soddisfazione un po’ malinconica.
Pochi minuti dopo Maigret saliva, senza far rumore, le scale di boulevard Richard-Lenoir. Prese di tasca la chiave, la infilò delicatamente nella toppa e quasi subito sentì la moglie che si rigirava nel letto.
«Sei tu?».
Centinaia, forse persino migliaia di volte si era ripetuta quella scena: quando lui rientrava nel cuore della notte, lei faceva quella domanda con la voce intorpidita, poi cercava a tastoni la lampada sul comodino, la accendeva, quindi si alzava, in camicia da notte, e dava un’occhiata al marito per capire di che umore fosse.
«È finita?».
«Sì».
«Il ragazzo si è deciso a parlare?».
Lui annuì.
«Hai fame? Vuoi che ti prepari qualcosa?».
Maigret aveva appeso all’attaccapanni il cappotto bagnato e si stava slacciando la cravatta.
«C’è della birra in frigo?».
Era stato tentato di far fermare il taxi in place de la République per mandarne giù un bicchiere in una brasserie ancora aperta.
«Era come pensavi?».
Un caso di poco conto, per quanto si possa definire di poco conto una faccenda in cui è in gioco la sorte di diversi uomini. I giornali avevano trovato un titolo sensazionale: «La banda delle motociclette».
La prima volta, due moto si erano fermate, in pieno giorno, davanti a una gioielleria di rue de Rennes. Due tizi scesi da una delle motociclette e uno dall’altra, con il volto coperto da un foulard rosso, si erano precipitati nel negozio, uscendone di lì a poco con le pistole puntate e il bottino di gioielli e orologi arraffato dalla vetrina e dal banco.

I sotterranei del Majestic - Maigret - Georges Simenon - Libro Completo


La gomma di Prosper Donge
Il rumore secco di una portiera. Un’altra giornata aveva inizio. Il motore in folle.
Forse Charlotte stringeva la mano al tassista. Poi l’auto si allontanò. Dei passi, la chiave che entrava nella serratura, lo scatto di un interruttore.
Lo schiocco di un fiammifero in cucina e il leggero sibilo del fornello a gas che si accendeva.
Con la lentezza di chi ha passato la notte in piedi, Charlotte salì le scale troppo nuove, entrò piano piano in camera e girò un altro interruttore. Si accese una lampada schermata da un fazzoletto rosa con una ghianda di legno a ciascun angolo.
Prosper Donge teneva gli occhi chiusi. Charlotte si svestì guardandosi nella specchiera dell’armadio. Quando si liberò della giarrettiera e del reggiseno ebbe un sospiro di sollievo. Era grassa e rosea come un Rubens, ma aveva la mania di strizzarsi più che poteva, e, una volta nuda, doveva strofinarsi la pelle per far sparire i segni.
Aveva un suo modo irritante di infilarsi nel letto salendovi sopra prima in ginocchio, così che la rete s’inclinava tutta da un lato.
«Tocca a te, Prosper!».
Non appena lui si alzava, Charlotte si rannicchiava al suo posto ancora caldo, si tirava le coperte fin sopra gli occhi e non si muoveva più.
«Piove?» chiese lui facendo scorrere l’acqua in bagno.
Ebbe in risposta un vago brontolio. Ma non aveva importanza. L’acqua per radersi era gelida. Si udivano passare dei treni.
Prosper Donge si vestì. Charlotte, che non riusciva ad addormentarsi con la luce accesa, di tanto in tanto sospirava. E quando lui, già con una mano sul pomolo della porta, fece per allungare il braccio destro verso l’interruttore, gli disse con voce impastata:
«Non dimenticarti di andare a pagare la cambiale della radio».

Le inchieste di Maigret - Liberty Bar - Libro Completo - Georges Simenon


CAPITOLO PRIMO: IL MORTO E LE SUE DUE DONNE
La prima sensazione fu di essere in vacanza.
Quando Maigret scese dal treno, la stazione di Antibes era inondata per metà da un sole così luminoso che la folla in movimento sembrava fatta di ombre.
Ombre munite di cappello di paglia, pantaloni bianchi e racchetta da tennis. C'era nell'aria come un ronzio confuso. Il marciapiede era fiancheggiato da palme e cactus, e al di là della lampisteria si scorgeva un lembo di mare azzurro.
Subito un uomo gli si fece incontro:
«Il commissario Maigret, immagino... L'ho riconosciuta perché ho visto la sua foto sul giornale...
Ispettore Boutigues...».
Boutigues! Un nome che sembrava uno scherzo!
L'ispettore si era già impadronito delle valigie di Maigret e lo guidava verso il sottopassaggio. Indossava un abito grigio perla con un garofano rosso all'occhiello e scarpe con le ghette.
«È la prima volta che viene ad Antibes?».
Asciugandosi il sudore, Maigret si sforzava di tener dietro al suo cicerone, che sgusciava fra la gente passando davanti a tutti. Finalmente si trovò di fronte a una carrozza con il mantice di tela color crema e una frangia adorna di pallini che oscillavano tutt'intorno.
Un'altra sensazione dimenticata: il cigolio delle molle compresse, il colpo di frusta del vetturino, il rumore sordo degli zoccoli sull'asfalto molle...
«Prima di tutto, andiamo a bere qualcosa... Non dica di no... Senta, ci porti al Café Glacier...».
Era lì a due passi. Intanto l'ispettore cominciò a spiegare:
«Place Macé... Il centro di Antibes...».
La piazza era proprio graziosa, con un giardinetto al centro e delle tende da sole color crema o arancione a tutte le finestre. Boutigues costrinse il commissario a sedersi a un tavolino all'aperto e a bere un pernod.

Georges Simenon - All'insegna di Terranova - Libro Completo - Maigret


CAPITOLO PRIMO: IL MANGIATORE DI VETRO

«... perché è un ragazzo d'oro, e la sua mamma, che ha soltanto lui, ne morirebbe. Sono certo, come del resto tutti qui in paese, che è innocente. Ma ne ho parlato con alcuni marinai i quali sostengono che verrà condannato perché i tribunali civili non hanno mai capito niente delle cose di mare...
«Cerca di fare tutto il possibile, come se la cosa riguardasse me... Ho saputo dai giornali che sei diventato un pezzo grosso della Polizia giudiziaria e...».
Era una mattina di giugno, e nell'appartamento di boulevard Richard-Lenoir, con tutte le finestre spalancate, la signora Maigret stava finendo di riempire dei grandi bauli di vimini, mentre Maigret, in maniche di camicia, leggeva a bassa voce.
«Di chi è?».
«Jorissen... Eravamo compagni di scuola... Ora fa il maestro a Quimper... Dì un po', ci tieni molto a passare i nostri otto giorni di vacanza in Alsazia?».
Lei lo guardò perplessa, colta di sorpresa da quella domanda. Da vent'anni, immancabilmente, trascorrevano le ferie in un paesino della Francia orientale, ospiti di alcuni parenti.
«E se invece andassimo al mare?».
Rilesse sottovoce alcuni passi della lettera:
«... Data la tua posizione, ti sarà più facile che a me ottenere informazioni precise. Per farla breve: tre mesi fa Pierre Le Clinche, un ragazzo di vent'anni che è stato mio allievo, si è imbarcato sull'Océan, un battello di Fécamp che pesca il merluzzo nelle acque di Terranova. Il peschereccio è rientrato l'altro ieri.
Poche ore dopo, è stato recuperato dalle acque del porto il cadavere del capitano, e tutti gli indizi fanno pensare a un delitto. E hanno arrestato proprio Pierre Le Clinche...».
«Per riposarci va benissimo anche Fécamp!» sospirò Maigret senza alcun entusiasmo.
La signora Maigret sulle prime tentò di opporsi.
In Alsazia lei si sentiva come a casa sua, e dava una mano a fare le marmellate ed il liquore di prugne. L'idea di stare in un albergo in riva al mare, in compagnia di altri parigini, la spaventava un po'.
«Che cosa farò tutto il giorno?».
Alla fine mise nel bagaglio dei lavori di cucito e all'uncinetto.
«Però ti avverto, non chiedermi di fare i bagni!
Patti chiari...».
Erano arrivati all’Hôtel de la Plage alle cinque, e la signora Maigret aveva subito cominciato a sistemare la stanza a modo suo. Poi avevano cenato.
Ora Maigret, che era uscito da solo, spingeva la porta di vetro smerigliato di un caffè del porto:
All'Insegna di Terranova.
Il peschereccio Océan era ormeggiato al molo lì di fronte, vicino a una fila di vagoni. Alla luce violenta delle lampade ad acetilene appese alle sartie si vedevano alcune persone intente a scaricare i merluzzi, che passavano di mano in mano e, dopo la pesatura, venivano stipati sui vagoni.
Erano una decina, tra uomini e donne, sporchi, laceri, incrostati di sale. Accanto alla bilancia un giovanotto ben vestito, con la paglietta sulle ventitré ed un taccuino in mano, annotava le pesate.
C'era un odore nauseante di rancido, che si sentiva fin da lontano e, all'interno del bistrot, sembrava ancora più forte per via del caldo.

Due giorni per Maigret - Libro composto da quattro racconti.

Libro composto da quattro racconti...! Due giorni per Maigret, Stan l'Assassino, Tempesta sulla Manica e L'amico della signora Berth...

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