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giovedì 23 maggio 2024

Georges Simenon - Rue Pigalle e altri racconti - 6 EP - Pena di morte - VOCE NATURALE


Il rischio maggiore, in questo genere di inchieste, è non farcela più. L’appostamento durava ormai da dodici giorni: con inesauribile pazienza, l’ispettore Janvier e il brigadiere Lucas si davano il cambio, ma anche Maigret si era già accollato un buon centinaio di ore, visto che era l’unico, in fin dei conti, a sapere più o meno dove voleva andare a parare.

Quella mattina Lucas gli aveva telefonato da boulevard des Batignolles:

«Credo che i piccioncini stiano per spiccare il volo... La cameriera mi ha appena detto che stanno chiudendo le valigie...».

Alle otto Maigret stava già di guardia dentro un taxi, con una valigia ai piedi, a pochi passi dall’Hôtel Beauséjour.

Pioveva. Era domenica. Alle otto e un quarto la coppia uscì dall’albergo con tre valigie e chiamò un taxi. Alle otto e mezzo la vettura si fermò davanti a una brasserie della Gare du Nord, di fronte al grande orologio. Anche Maigret scese dal taxi e, senza affatto

nascondersi, si sedette a un tavolino non lontano da quello dei «piccioncini».

Non solo piovigginava, ma cominciava a far freddo. La coppia si era sistemata accanto a un braciere. Non appena scorse il commissario, l’uomo portò istintivamente la mano al cappello a bombetta, mentre la sua compagna si strinse ancor di più nella pelliccia.

«Cameriere, un grog!».

Anche quei due bevevano un grog, mentre i passanti li sfioravano, il cameriere andava e veniva, e la vita di una domenica mattina attorno a una grande stazione continuava il suo corso come se non ci fosse stata in gioco la testa di un uomo.

La lancetta avanzava a scatti sul quadrante dell’orologio. Alle nove la coppia si alzò e si diresse a uno sportello.

«Due biglietti di sola andata in seconda classe per Bruxelles...».

«Un’andata in seconda per Bruxelles» fece eco Maigret.

Poi le banchine affollate, la ricerca di un posto sul rapido, lo scompartimento in fondo al binario, vicino alla locomotiva, in cui la coppia finalmente salì, lo stesso in cui il commissario sistemò la valigia nella reticella. Gente che si baciava. Il giovanotto con la bombetta scese per comprare dei giornali e tornò con un pacco di settimanali e riviste illustrate.

Era il rapido per Berlino. Pieno zeppo. Si udivano una miriade di lingue diverse. Partito il treno, il giovanotto si mise a leggere un giornale senza sfilarsi i guanti, mentre la sua compagna, che sembrava infreddolita, posò istintivamente la mano su quella di lui.

«C’è un vagone ristorante?» chiese qualcuno.

«Dopo la frontiera, credo!» rispose un altro.

«Ci fermiamo alla dogana?».

«No. Fanno i controlli a bordo dopo Saint-Quentin...».

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